ADERISCI AI GIOVANI PADANI




L’ora buca: valutazione dell’insegnamento delle ore di Religione

22 maggio, 2010

Ascolta direttamente sul sito:

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Domenica 16 Maggio, come ogni Domenica, in onda l’Ora Buca, su Radio Padania Libera, condotta da Fabio Molinari. In questa puntata si discute sulla sentenza del TAR del Lazio che autorizza la valutazione delle ore di Religione; nelle scuole secondarie, ciò comporterà anche l’assegnazione di crediti extra. La posizione del movimento è chiara: siamo d’accordo sulla continuazione dell’insegnamento della religione nelle scuola (benché siano ore fortemente politicizzate dalla linea politica della CEI), ma rimaniamo fermamente contrari alla possibilità che esse vengano valutate.  Ciò comporterebbe giudizi politici e che penalizzerebbero i cittadini padani ed italiani che scelgono di non avvalersi di tale insegnamento. Inoltre, in quanto i religiosi professano l’adesione puramente interiore alla fede, non è corretto renderla materia di valutazione, perché, paradossalmente, si finirebbe per valutare la fede di ognuno. E chi siamo noi per valutare la fede di questa o di quella persona?





Tre buoni motivi per volere una scuola federale

18 aprile, 2010

In questi giorni si è discusso circa l’approvazione di un disegno di legge che modifichi la scuola, connotandola su di una base regionale. Ma cosa significa? Vorrà dire che ogni regione potrà redarre programmi specializzati per la stessa, potrà disporre di albi regionali del personale docente e potrà variare l’offerta formativa a seconda delle richieste del territorio.
Ma ciò cosa comporterà?

1 – I programmi scolastici a livello regionale saranno pura espressione del territorio, aderiranno in toto alle richieste della regione, lavorative, culturali e occupazionali. L’approfondimento di talune tematiche o materie potrà garantire una specializzazione spendibile in maggior modo nel territorio interessato. Ma anche lo studio della storia concentrato su programmi che considerano in maniera più ampia le vicissitudini di una data regione, consentirà di valorizzare maggiormente il peso che la storia, la sua conoscenza, e, dunque, la tradizione, avranno sulla popolazione. Ciò consentirà anche una maggiore integrazione, in quanto offrirà agli studenti immigrati l’opportunità vera di conoscere nel profondo la cultura che li ospita. Allo stesso tempo offrirà anche ai nostri figli una più salda linea di continuità con il passato.

I popoli sono come gli alberi. Non sopravvivono senza radici
U. Bossi

2 – La presenza di personale docente di estrazione geografica remota rispetto alla classe crea diverse problematiche. La prima, prettamente didattica, è il diverso approccio alla lingua italiana che è offerto dal docente: il che non va disprezzato perché offre esempio della varietà linguistico-dialettale dell’Italia, ma può essere deleterio fatto l’esempio della scuola primaria, laddove gli esercizi grammaticali vorrebbero rinforzare talune debolezze linguistiche e non accentuarle. Il secondo problema è di carattere occupazionale: se in una regione vi è ampia disponibilità di personale docente in quanto diversi sono quelli sprovvisti di cattedra fissa, è controproducente andare in altre regioni – seguendo la attuale legge, che impone una graduatoria a livello nazionale – per ricercare il supplente. Con una scuola federale, questa ricerca sarà fatta su liste che comprenderanno le sole province della regione in questione. Inoltre, vi è anche un problema finanziario, in quanto gli spostamenti del supplente esterno alla regione, vengono sovvenzionati dal MIUR, il che è solo uno sperpero di risorse, in quanto con le stesse, si potrebbe finanziare in maniera più degna una ricerca che in Italia risulta alquanto snobbata dal ministero.

3 – Sarà garantita, dunque, una maggiore flessibilità dei programmi in relazione alle richieste ed alle offerte del territorio. Ciò dovrà marciare pari passo con una rivalutazione del punteggio di maturità e di laurea. É ormai un dato di fatto, se non una certezza, che le valutazioni finali nel Mezzogiorno d’Italia sono ben più alte di quelle Padane. Addirittura in Sicilia e Campania la metà degli studenti è sopra la media degli 8/10 e a fronte di 450 cosiddetti geni in queste regioni, ve ne sono solo 17 in Lombardia(1). L’evidente disparità di trattamento nei confronti degli studenti delle due realtà è palese. Si tratterà dunque, coniando programmi specifici per ciascuna regione, di evitare che i punteggi dell’esame di maturità abbiano congruente valenza a seconda delle varie declinazioni geografiche. Un tot/110 nelle regioni con maggiore “selezione” non potrà pesare come un tot/110 nelle regioni meno severe. Si dovrà quindi abolire il valore legale del titolo di studio, per evitare che un laureato che esce con un punteggio minore da un’università ardua e difficile si veda sorpassato in graduatoria da un secondo, laureato con un voto più alto (ma un impegno e una conoscenza minori) in un’università più semplice (2).


Fabio Molinari

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(1) http://archiviostorico.corriere.it/2004/maggio/15/Maturita_anticipo_record_del_Sud_co_9_040515027.shtml
(2) Il primo a parlare in Italia di abolizione del valore legale del titolo di studio fu il Ministro dell’Economia durante il Governo De Gasperi, Einaudi (poi presidente della Repubblica), che si ispirava alla concorrenza delle università anglosassoni, che vedevano gli studenti premiati sul campo, per meriti e conoscenze, e di conseguenza assunti nel mondo del lavoro, senza che vi fosse una scelta in base al punteggio di laurea.





Ma quale cricket! Insegniamo ai bambini le nostre tradizioni

23 marzo, 2010

Dès (Monza e Brianza) – Arriva da San Giorgio una notizia alquanto sconvolgente: alla scuola elementare non si sceglie più di raccontare ai bambini le tradizioni della Brianza, di insegnargli la nostra lingua né le nostre ricorrenze. É arrivata bensì la fantastica idea di far cimentare gli alunni nello sport nazionale del Pakistan: il cricket.
Come si può leggere da questo articolo su Il Cittadino, sarà un’iniziativa che coinvolgerà la scuola per 10 settimane consecutive, permettendo di “valorizzare la cultura di questo paese” e fornendo “un’occasione di crescita ed arricchimento”, come sostengono gli insegnanti. Ad occuparsi dell’insegnamento saranno due esperti del settore, che sicuramente – si spera – avranno le qualifiche per poter insegnare in una scuola, sia sportive che di sicurezza. I loro nomi sono Sarfaz Ahmad e Shahef Mehmood, rappresentanti della comunità pakistana della città. Non intendiamo assolutamente mettere in dubbio l’indiscussa professionalità, quanto ci preme riflettere sulla lenta ma devastante sparizione delle nostre tradizioni, in quanto anche la scuola stessa le snobba, preferendo loro esotiche attività sportive.

In secondo luogo, se è integrazione quella che noi vorremmo ci fosse, e non un violento scontro tra culture, in cui una soccombe lasciando spazio all’altra, allora non si sarebbero dovute impartire lezioni di cricket, bensì insegnare agli alunni il dialetto e le tradizioni brianzole: è preoccupante che i bambini della “nuova Brianza” conoscano come si declinino parole del gergo sportivo pakistano, e magari non sappiano il significato di papurott(1) o non abbiamo mai giocato alla lippa(2).

E mentre vediamo sparire all’orizzonte la nostra cultura, facciamo di tutto per allontanarcene anche noi, quasi fosse una vergogna da mascherare. Ma qui, l’unica vergogna è leggere con i nostri occhi queste notizie.


Fabio Molinari

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(1): dolce a forma di pupazzo che si mangia nella zona di Lissone e Desio nel giorno dell’Epifania
(2): antico gioco panitaliano, con origine Lombarda, che consiste nel lancio di un pezzo di legno, servendosi di manici di scope rotte, appuntiti. (http://it.wikipedia.org/wiki/Lippa_(gioco))





Stop alle classi ghetto!

17 gennaio, 2010

Alunni stranieri, arriva il tetto del 30%. Passa la linea della Lega Nord!

Clicca qui per il volantino dei Giovani Bresciani





Nuovo sondaggio!

11 novembre, 2009

Sei d'accordo con la proposta di Alleanza Nazionale, che mira ad introdurre un'ora di Islam a scuola?

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No all’ora di Islam a scuola!

10 novembre, 2009

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Insegnare l’italiano a scuola? Razzismo! Meglio l’ora di Islam

1 novembre, 2009

di Matteo Lazzaro


Con oggi, comincia la collaborazione fra Matteo Lazzaro e l’MSP per la rubrica settimanale che curerà lui stesso. La prima di alcune rubriche curate dal sito MSP, stay tuned!
Insieme per la Libertà!


E’ da qualche giorno che mi capita di pensare assiduamente alla proposta di qualche soggetto politico, di minoranza e non, di implementare nelle scuole la cosiddetta “ora di religione islamica “ in alternativa alla classica ora di religione cattolica. Continuo a pensarci perché trovo le reazioni suscitate molto più interessanti della proposta in se stessa. Nessuno scandalo e qualche ammiccamento da certi ambienti, in particolare da quelli vicini alla sinistra dove qualcuno riesce persino, forte di una retorica sfacciata, a far passare la suddetta come una specie di diritto inviolabile, addirittura costruttivo ed essenziale per creare una scuola adatta a tutti. Mi soffermo sulle reazioni per un motivo ben preciso: trovo la situazione che si è venuta a creare ironica e drammatica allo stesso tempo. La cosa che trovo (non poco) ironica è che separare una classe con insegnamenti diversificati mi riporta alla mente quelle vesti stracciate e quell’ondata di indignazione alla proposta della Lega Nord di creare delle classi d’inserimento dove bambini e ragazzi stranieri sarebbero stati sottoposti a corsi di lingua italiana intensiva con il solo fine di poterli poi inserire in una classe normale muniti delle conoscenze minime per capire l’argomento delle lezioni ma soprattutto con il risultato di impedire che a causa di alcune persone un’intera classe dovesse rallentare il programma a scapito di chi la lingua italiana già la conosce. Si urlò allo scandalo, si evocarono le “classi ghetto”, fiumi e fiumi di inchiostro esondavano dai giornali in una specie di guerra santa contro i barbari del nord che avevano osato proporre le classi di inserimento, cosa che per altro avviene in diverse parti dell’Occidente. Il risultato? il solito teatrino mediatico trasformò una proposta di assoluto buon senso in una famigerata “legge razziale”, slogan buono per qualche centro sociale interessato solo a coltivare il suo orticello di futuri elettori nella speranza di uscire dal limbo elettorale dove sono stati cacciati. Ciò che mi pare drammatico invece è che una reazione di questo tipo non la si ha avuta nel sentire che qualcuno pensa di istituzionalizzare la religione islamica nelle scuole al pari di quella cattolica. E’ drammatico perché in tutta questa storia manca decisamente il senso della misura e della memoria. La religione cattolica, piaccia o meno, è parte integrante del nostro sentire collettivo, anche di coloro che si dicono atei o agnostici. Basta infatti pensare ai concetti di pietà o di coscienza per capire come elementi assolutamente cristiani siano parte del vissuto di ognuno, credente o meno; non è necessario però addentrarsi in discorsi filosofici per capire quanto il cristianesimo sia radicato nell’Occidente e in Padania, basta lasciarsi trasportare dagli occhi e affacciarsi ad una finestra per notare, senza grande sforzo, come all’orizzonte appaiano almeno un paio di campanili in qualunque direzione si decida di guardare. La religione islamica invece cosa ci ha lasciato, qual’è il debito che abbiamo nei suoi confronti per giustificare una parificazione con il cristianesimo? Il numero zero e una serie incalcolabile di tentativi di conquistare l’Europa per convertirla al Corano; un opera di conversione che passava sul filo di lama delle scimitarre, non certamente dalla bocca di qualche missionario o predicatore. Tralasciando poi il discorso religioso è il caso di prestare attenzione alle motivazioni che qualcuno solleva a giustificazione della proposta: “con la religione islamica nelle scuole si impedirà che i ragazzini finiscano in balia di qualche imam esaltato”. Chi propone spiegazioni di questo tipo, oltre a saperne poco di come gira il mondo, non sa neppure come funziona l’Islam. Nella tradizione islamica l’insegnamento dei precetti religiosi ha un solo vero canale primario: la famiglia. Le scuole islamiche vengono in una fase successiva e posteriore: chi ha il compito di educare alla religione sono i genitori, e la decisione nel merito o meno della frequentazione di una scuola islamica, magari in qualche moschea abusiva dove si fa molto altro rispetto al semplice pregare, resta comunque a discrezione loro e non c’è ora di religione islamica nella scuola pubblica che tenga. Niente di cui stupirsi del resto: pressapochismo e superficialità sono sport nazionali. Tralasciando le improbabili giustificazioni dei nuovi crociati della causa islamica la verità purtroppo è un’altra: qualsiasi cosa possa in qualche maniera diluire l’identità occidentale e minare le identità regionali e locali è bene accetta. Quello che li infastidisce è che qualcuno possa andare fiero delle proprie origini in casa propria e questo è giudicato inaccettabile dai profeti del multiculturalismo che presi dalla smania di tutelare tutto e tutti alla fine ottengono il solo risultato di non tutelare nessuno. L’ora di religione islamica è il primo tassello necessario per trasformare la nostra scadente scuola pubblica in un ben peggiore minestrone didattico insipido e dagli ingredienti improbabili: una pietanza di pessimo gusto che qualcuno vorrebbe farci ingoiare con la forza nel tentativo prepotente e impietoso di cancellare quel poco pensiero critico che ci è rimasto. Il messaggio che ne emerge chiaro e senza fraintendimenti è il seguente: chi si deve integrare siamo noi padani. Dall’altro lato non è richiesto alcuno sforzo, con il mondo che gira all’incontrario è fatale che fra il padrone di casa e l’ospite chi deve adattarsi è naturalmente il primo, anche quando l’ospite diventa arrogante e pretenzioso. Non è importante se noi siamo a casa nostra, se non abbiamo richiesto nuovi arrivi in un Paese dove la densità di popolazione è già molto alta e dove la disoccupazione è incalzante, non contano i costi economici e sociali che tutto ciò comporta e soprattutto non è rilevante il nostro parere. Noi dobbiamo solo integrarci, preferibilmente in silenzio (dato che se osiamo proporre corsi di italiano ci danno dei razzisti) perché non si sa mai che qualcuno possa sentirsi offeso dalla nostra opinione. Con premesse del genere, se non sapessimo con matematica certezza che stragrande maggioranza degli italiani, padani e non, la pensa come noi, ci sarebbe da stare poco allegri.





Video-riassunto Chignolo Po

18 ottobre, 2009

Lo potrete trovare direttamente nella sezione “Zaino Federale”

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Nuovo Coordinatore Naz. MSP Piemonte

17 ottobre, 2009

Quest’oggi il coordinamento Nazionale Piemontese riunito a Torino, presso la sede nazionale della Lega Nord Piemonte, ha nominato Alessandro Sciretti nuovo coordinatore MSP Piemonte. 
Il coordinamento Federale nell’augurare al neocoordinatore un buon lavoro, vuole ringraziare l’ex coordinatore, Alberto Brignone, per l’eccellente lavoro svolto negli ultimi 3 anni.

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«Anno scolastico 2009/10
… pronti alla battaglia!! »





Graduatorie scuola: bloccato l’assalto alle cattedre del Nord

15 ottobre, 2009

La recente sentenza, del TAR prima e del Consiglio di Stato poi, ha seminato il panico tra gli insegnanti che cercano di scalare le graduatorie in attesa di una cattedra di ruolo. Il rischio concreto, senza alcun intervento del Governo, sarebbe stata l’invasione delle graduatorie provinciali del Nord da parte di un esercito di precari proveniente dalle Regioni meridionali, rigettando inevitabilmente indietro coloro che nella propria provincia attendono un insegnamento stabile da anni. Il sindacato ancora una volta ha deciso di difendere i furbi…


Questo il testo del decreto salva-precari previsto prima della sentenza:
Il nodo delle supplenze brevi blocca il decreto precari (Il Sole 24 Ore del 29 settembre 2009)


Questo il contenuto delle sentenze:
Docenti in graduatoria, è il caos (Italia Oggi del 6 ottobre 2009)
Una legge per le graduatorie (Il Sole 24 Ore dell’8 ottobre 2009)

Rischio commissariamento per il ministro Mariastella Gelmini

Rischio commissariamento per il ministro Mariastella Gelmini se entro un mese non inserirà nelle graduatorie dei precari i punteggi «a pettine» (rispettando cioè il singolo punteggio) invece che «a coda». Lo ha deciso il Tar del Lazio, accogliendo un ricorso dell’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione (Anief) di un centinaio di insegnanti precari. Una decisione che secondo le stime della Uil scuola potrebbe interessare fino a 150 mila precari. Trenta giorni di tempo quindi al ministero di viale Trastevere per rivedere le graduatorie; dopo di che diventerà operativo un commissario, già individuato – il dirigente generale della Funzione pubblica Luciano Cannerozzi – che dovrà realizzare quanto deciso dall’ordinanza del Tar. L’Anief, sottolineando che altre udienze dovranno essere calendarizzate per pronunciarsi su altri ricorsi, segnala che il Miur è stato anche condannato alle spese per elusione dell’ordinanza cautelare e violazione della Costituzione. Ma il ministero ribadisce che nulla cambierà: «La sentenza del Tar sarà superata da un emendamento che sarà proposto in sede di conversione del decreto ministeriale salva-precari». Questo emendamento, spiega il ministero «non consentirà il trasferimento da una graduatoria all’altra, garantendo (e limitando) però la possibilità di inserimento in coda in altre 3 province (in posizione subordinata rispetto a coloro che sono già inseriti in queste ultime)». In questo modo verrebbero garantite «le legittime aspettative di coloro che hanno da tempo scelto una provincia e non devono essere scavalcati dai nuovi inseriti o dai trasferiti dell’ultima ora». Nello stesso tempo, «con l’inserimento in coda in altre 3 province, vengono ampliate le possibilità di ottenere assunzioni a tempo indeterminato o determinato, soprattutto in quelle province in cui le graduatorie risultano meno affollate. Non è giusto – conclude la nota – deludere l’aspettativa legittima di chi ha scelto una graduatoria provinciale per la sua iscrizione e si vede scavalcato da un trasferimento dell’ultimo momento di un candidato di un’altra provincia». Reazioni diverse alla sentenza da parte delle organizzazioni sindacali. Il Comitato insegnanti precari ipotizza un nuovo caos. Si associa al giudizio il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo: «Il ministero deve mettere un po’ d’ordine. La platea interessata al provvedimento è immensa». Secondo il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, tanta confusione potrebbe essere ovviata prevedendo incarichi pluriennali.


da l’Eco di Bergamo di domenica 11 Ottobre 2009


Questa la risposta del Governo:
Stop ai furbi, docenti del Nord tutelati (La Padania del 13 ottobre 2009)
Per i supplenti si blindano le graduatorie in coda (Il Sole 24 Ore del 13 ottobre 2009)
La salva-precari verso l’estensione anche ai semestrali (Il Sole 24 Ore del 14 ottobre 2009)
Salvi gli elenchi dei supplenti (Il Sole 24 Ore del 15 ottobre 2009)


A discapito del messaggio che da sinistra si cerca di veicolare nei media, ecco due faccie della stessa medaglia. Da una parte l’impegno pragmatico, anche della Regione Lombardia, per ridurre l’impatto della necessaria riforma della scuola e dall’altra, a fronte della sbandierata drammaticità della condizione degli insegnanti precari del Sud, il risultato sulla pelle degli studenti del sistema basato su concorsi nazionali:
Scuola, accordo in Regione: lavoro ad altri 1200 precari (Il Giornale ed. Mlano del 14 ottobre 2009)
I supplenti disertano il Nord (Il Sole 24 Ore del 23 settembre 2009)


Di seguito riportiamo un interessante intervento su un tema centrale per la riforma della scuola ma trascurato da chi “fa opinione”:
Troppo tempo in classe per i nostri studenti (La Padania del 7 ottobre 2009)


Per ridere un pò: sentenza o emendamento, in ogni caso grazie alla partenopea arte di arrangiarsi a Napoli non ci saranno problemi! Leggere per credere:
Graduatorie truccate dai prof (Il Mattino del 1 ottobre 2009)

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Lucio Brignoli – http://luciobrignoli.wordpress.com