Volantinaggio Federale
27 marzo, 2008
STUDENTI PADANI DAVANTI A 700 SCUOLE: NO ALL’IMMIGRAZIONE,
NON FINIREMO NELLE RISERVE COME GLI INDIANI
“Studente padano non fare l’indiano. Sabato 29 marzo incontreremo decine di migliaia di studenti fuori da oltre 700 scuole superiori e, dati alla mano, mostreremo loro come la nostra sicurezza, la nostra identità e quindi anche la nostra libertà siano a rischio sotto la pressione di questa immigrazione senza regole, illegale e clandestina”: Lucio Brignoli, Coordinatore Federale del Movimento Studentesco Padano, annuncia così la grande gazebata che si terrà in tutta la Padania per illustrare i disastri della politica delle frontiere aperte del Governo guidato da Romano Prodi e sostenuto dal Partito Democratico di Walter Veltroni. “La nostra presenza fuori dalle scuole – spiega il coordinatore federale degli Studenti Padani – assume un particolare significato perché cade in piena campagna elettorale e sancirà la spallata definitiva a Veltroni e al Partito Democratico tra i giovani e gli studenti del Nord. Nel nostro volantino usiamo la metafora degli Indiani d’America perchè non vogliamo vedere il nostro futuro nelle riserve. Gli indiani, che non hanno potuto opporsi all’immigrazione, hanno perso tutto: terra, sicurezza, libertà e per molti decenni anche la dignità. Ora tutto il mondo li conosce e li rispetta, ma per loro ormai è troppo tardi! Per noi invece non è ancora troppo tardi, ma bisogna fare la cosa giusta, adesso, subito”. “Nel volantino sono contenuti molti dati che ben rappresentano la situazione. A questi se ne aggiunge un altro che aiuta a spiegarli tutti: oltre il 60% dell’immigrazione è concentrato nelle regioni del Nord, con un indice di immigrati per abitante doppio, triplo e talvolta quadruplo rispetto a centro e sud. E’ chiaro che questi sono problemi della Padania che proprio per questo motivo nessun partito romano potrà mai affrontare fino in fondo. I giovani e gli studenti del Nord – conclude Brignoli – non vogliono più farsi ingannare da Roma e ripetere gli errori delle generazioni che li hanno preceduti. La nostra mobilitazione parte dalle scuole, ma è solo all’inizio”

