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NAPOLITANO: DL GELMINI, DECIDE IL PARLAMENTO

10 ottobre, 2008

Massima attenzione per le motivazioni dell’iniziativa, ma nell’attuale ordinamento costituzionale il presidente della Repubblica non può in alcun modo intervenire nell’iter parlamentare di approvazione delle leggi. La Costituzione gli assegna il potere di promulgarle, ma la stessa facoltà di chiedere alle Camere una nuova deliberazione sulle leggi approvate “incontra limiti temporali oggettivi nel caso della conversione di decreti-legge, ed il Presidente ha in ogni caso l’obbligo di promulgare le leggi, qualora le stesse siano nuovamente approvate, anche nel medesimo testo”.

 

Con una nota ufficiale, il Quirinale ha precisato ieri sera che la richiesta esplicitainviata al Capo dello Stato (contenuta in migliaia di messaggi che stanno pervenendo in questi giorni al colle) perché non firmi il decreto Gelmini di riforma della scuola, non potrà essere in alcun modo accolta.

 

Nella nota si conferma che “un gran numero di messaggi” sta affluendo al Quirinale da parte dei singoli cittadini, insegnanti e organizzazioni. Napolitano esprime comprensione per le motivazioni di tali appelli, ma osserva in primo luogo che il decreto legge inquestione, approvato dalla Camera, è attualmente all’esame del Senato. Questo – si può desumere dalla precisazione – sarebbe il luogo idoneo dove far pervenire le proprie istanze, non la presidenza della Repubblica. E’ il Governo – osserva Napolitano – che si assume la responsabilità del merito delle sue scelte politiche e dei provvedimenti sottoposti al Parlamento. “Provvedimenti che possono essere contrastati e respinti, o modificati, solo nel Parlamento stesso”. La conclusione è che il Capo dello Stato “non può esercitare ruoli che la Costituzione non gli attribuisce”. Nel caso dei decreti, la questione è ancor più complessa, poiché si tratta di atti che hanno forza di legge, immediatamente operativi. Nel caso di un eventuale diniego della promulgazione da parte del Quirinale (possibile solo nel caso di palese violazione del dettato costituzionale), occorrerebbe comunque far fronte agli effetti giuridici pregressi.

 

L’iniziativa contro il decreto sul “maestro unico” è nata spontaneamente da insegnanti e genitori la scorsa settimana, si sta diffondendo attreverso blog, sms e messaggi di posta elettronica. “Se arrivano almeno 20mila email si può bloccare tutto” è scritto nell’invito a firmare. Affermazione che, però, non ha fondamento giuridico.

 

Tutt’al più può configurare come un’iniziativa di sensibilizzazione nei confronti della più alta carica dello Stato.