UN ANNO DI “RODAGGIO” PRIMA DELLA CATTEDRA
10 ottobre, 2008La formazione degli insegnanti torna nel recinto dei corsi univesitari tradizionali, abbandonando dopo 10 anni l’esperienza delle scuole post-laurea che sono state congelate con la manovra d’estate. E in futuro saranno i singoli istituti ad avere un ampio potere di scelta e valutazione dei docenti, dopo un periodo di prova “sul campo”.
Corrono su questi binari i progetti di Governo e maggioranza per riformare la strada che conduce alla cattedra e superare l’attuale vuoto normativo, dopo la chiusura dei cancelli delle graduatorie oggi non offre chance a chi metta in programma l’insegnamento nel suo futuro professionale.
Dettagli e strumenti legislativi devono ancora emergere, ma gli indirizzi sono chiari. Lo stesso titolare dell’Istruzione Mariastella Gelmini, ha ribadito di recente che gli istituti “va data la più ampia autonomia possibile”; le scuole del futuro, secondo i progetti ministeriali, si potranno trasformare in fondazioni con la possibilità di”reclutare gli insegnanti a chiamata da una lista di abilitati”. Un’idea che la Gelmini aveva già messo nero su bianco, da deputata semplice, nella scorsa legislatura, in un Ddl delega che assegnava ai dirigenti scolastici compiti “di reclutamento del corpo docente”.
Nel frattempo al ministero ha avviato i suoi lavori (e dovrà concluderli entro il 30 novembre) una commissione di esperti per ridisegnare le lauree magistrali e le classi di concorso, per creare i percorsi accademici che conducono alle diverse cattedre.
Torna così di piena attualità uno dei cardini dell’autonomia scolastica già varati dal Dlgs 227/05, varato dal Governo Berlusconi ma poi rimasto nei fatti inattuato. L’impianto del reclutamento degli insegnanti disegnato da quella norma è stato ripreso fedelmente dalla maggioranza nel disegno di legge che Valentina Aprea, esperta del Pdl per le politiche scolastiche e presidente della commissione Cultura della Camera, ha già introdotto alla discussione parlamentare.
La proposta prevede di abilitare gli insegnanti attraverso una laurea magistrale, in cui l’80% dei crediti è dedicato alla disciplina di laurea e un tirocinio nelle scuole permette la formazione sul campo.
L’esame di Stato permette l’inserimento nell’albo regionale, a cui le scuole attingono per reclutare nuove leve. L’esordio dei nuovi insegnanti avverrà con un contratto di inserimento di un anno, regolato dalle norme dei contratti a tempo determinato e valutato al termine da una commissione d’istituto. A chi otterrà un giudizio positivo si apriranno le porte della carriera scolastica, che per la prima volta si articolerà in tre scalini (non gerarchici): docente “iniziale”, “ordinario” ed “esperto”. Il passaggio di grado naturalmente alimenterà lo stipendio accanto agli scatti biennali per anzianità ed è soggetto alla valutazione, mentre un giudizio periodico accompagnerà anche l’attività ordinaria nelle prime due fasce.
“Secondo questo progetto – sottolinea Valentina Aprea – la laurea magistrale è il primo tassello della formazione, arricchita dai tirocini e da un primo anno di inserimento. La professionalità va verificata sul campo e per questo il contratto a tempo indeterminato può arrivare solo dopo una valutazione da parte di chi è già un professionista”.
Sulla riforma, come sempre accade nella scuola, pesa il macigno del precariato che si è accumulato negli anni. “Chi è già in graduatoria – chiarisce la presidente della commissione Cultura – ha un diritto che deve poter far valere e per un periodo di transizione il nuovo reclutamento dovrà affiancarsi all’assorbimento degli attuali precari”.

