ADERISCI AI GIOVANI PADANI



Stop alle classi ghetto!

17 gennaio, 2010

Alunni stranieri, arriva il tetto del 30%. Passa la linea della Lega Nord!

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Nuovo sondaggio!

11 novembre, 2009

Sei d'accordo con la proposta di Alleanza Nazionale, che mira ad introdurre un'ora di Islam a scuola?

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No all’ora di Islam a scuola!

10 novembre, 2009

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Insegnare l’italiano a scuola? Razzismo! Meglio l’ora di Islam

1 novembre, 2009

di Matteo Lazzaro


Con oggi, comincia la collaborazione fra Matteo Lazzaro e l’MSP per la rubrica settimanale che curerà lui stesso. La prima di alcune rubriche curate dal sito MSP, stay tuned!
Insieme per la Libertà!


E’ da qualche giorno che mi capita di pensare assiduamente alla proposta di qualche soggetto politico, di minoranza e non, di implementare nelle scuole la cosiddetta “ora di religione islamica “ in alternativa alla classica ora di religione cattolica. Continuo a pensarci perché trovo le reazioni suscitate molto più interessanti della proposta in se stessa. Nessuno scandalo e qualche ammiccamento da certi ambienti, in particolare da quelli vicini alla sinistra dove qualcuno riesce persino, forte di una retorica sfacciata, a far passare la suddetta come una specie di diritto inviolabile, addirittura costruttivo ed essenziale per creare una scuola adatta a tutti. Mi soffermo sulle reazioni per un motivo ben preciso: trovo la situazione che si è venuta a creare ironica e drammatica allo stesso tempo. La cosa che trovo (non poco) ironica è che separare una classe con insegnamenti diversificati mi riporta alla mente quelle vesti stracciate e quell’ondata di indignazione alla proposta della Lega Nord di creare delle classi d’inserimento dove bambini e ragazzi stranieri sarebbero stati sottoposti a corsi di lingua italiana intensiva con il solo fine di poterli poi inserire in una classe normale muniti delle conoscenze minime per capire l’argomento delle lezioni ma soprattutto con il risultato di impedire che a causa di alcune persone un’intera classe dovesse rallentare il programma a scapito di chi la lingua italiana già la conosce. Si urlò allo scandalo, si evocarono le “classi ghetto”, fiumi e fiumi di inchiostro esondavano dai giornali in una specie di guerra santa contro i barbari del nord che avevano osato proporre le classi di inserimento, cosa che per altro avviene in diverse parti dell’Occidente. Il risultato? il solito teatrino mediatico trasformò una proposta di assoluto buon senso in una famigerata “legge razziale”, slogan buono per qualche centro sociale interessato solo a coltivare il suo orticello di futuri elettori nella speranza di uscire dal limbo elettorale dove sono stati cacciati. Ciò che mi pare drammatico invece è che una reazione di questo tipo non la si ha avuta nel sentire che qualcuno pensa di istituzionalizzare la religione islamica nelle scuole al pari di quella cattolica. E’ drammatico perché in tutta questa storia manca decisamente il senso della misura e della memoria. La religione cattolica, piaccia o meno, è parte integrante del nostro sentire collettivo, anche di coloro che si dicono atei o agnostici. Basta infatti pensare ai concetti di pietà o di coscienza per capire come elementi assolutamente cristiani siano parte del vissuto di ognuno, credente o meno; non è necessario però addentrarsi in discorsi filosofici per capire quanto il cristianesimo sia radicato nell’Occidente e in Padania, basta lasciarsi trasportare dagli occhi e affacciarsi ad una finestra per notare, senza grande sforzo, come all’orizzonte appaiano almeno un paio di campanili in qualunque direzione si decida di guardare. La religione islamica invece cosa ci ha lasciato, qual’è il debito che abbiamo nei suoi confronti per giustificare una parificazione con il cristianesimo? Il numero zero e una serie incalcolabile di tentativi di conquistare l’Europa per convertirla al Corano; un opera di conversione che passava sul filo di lama delle scimitarre, non certamente dalla bocca di qualche missionario o predicatore. Tralasciando poi il discorso religioso è il caso di prestare attenzione alle motivazioni che qualcuno solleva a giustificazione della proposta: “con la religione islamica nelle scuole si impedirà che i ragazzini finiscano in balia di qualche imam esaltato”. Chi propone spiegazioni di questo tipo, oltre a saperne poco di come gira il mondo, non sa neppure come funziona l’Islam. Nella tradizione islamica l’insegnamento dei precetti religiosi ha un solo vero canale primario: la famiglia. Le scuole islamiche vengono in una fase successiva e posteriore: chi ha il compito di educare alla religione sono i genitori, e la decisione nel merito o meno della frequentazione di una scuola islamica, magari in qualche moschea abusiva dove si fa molto altro rispetto al semplice pregare, resta comunque a discrezione loro e non c’è ora di religione islamica nella scuola pubblica che tenga. Niente di cui stupirsi del resto: pressapochismo e superficialità sono sport nazionali. Tralasciando le improbabili giustificazioni dei nuovi crociati della causa islamica la verità purtroppo è un’altra: qualsiasi cosa possa in qualche maniera diluire l’identità occidentale e minare le identità regionali e locali è bene accetta. Quello che li infastidisce è che qualcuno possa andare fiero delle proprie origini in casa propria e questo è giudicato inaccettabile dai profeti del multiculturalismo che presi dalla smania di tutelare tutto e tutti alla fine ottengono il solo risultato di non tutelare nessuno. L’ora di religione islamica è il primo tassello necessario per trasformare la nostra scadente scuola pubblica in un ben peggiore minestrone didattico insipido e dagli ingredienti improbabili: una pietanza di pessimo gusto che qualcuno vorrebbe farci ingoiare con la forza nel tentativo prepotente e impietoso di cancellare quel poco pensiero critico che ci è rimasto. Il messaggio che ne emerge chiaro e senza fraintendimenti è il seguente: chi si deve integrare siamo noi padani. Dall’altro lato non è richiesto alcuno sforzo, con il mondo che gira all’incontrario è fatale che fra il padrone di casa e l’ospite chi deve adattarsi è naturalmente il primo, anche quando l’ospite diventa arrogante e pretenzioso. Non è importante se noi siamo a casa nostra, se non abbiamo richiesto nuovi arrivi in un Paese dove la densità di popolazione è già molto alta e dove la disoccupazione è incalzante, non contano i costi economici e sociali che tutto ciò comporta e soprattutto non è rilevante il nostro parere. Noi dobbiamo solo integrarci, preferibilmente in silenzio (dato che se osiamo proporre corsi di italiano ci danno dei razzisti) perché non si sa mai che qualcuno possa sentirsi offeso dalla nostra opinione. Con premesse del genere, se non sapessimo con matematica certezza che stragrande maggioranza degli italiani, padani e non, la pensa come noi, ci sarebbe da stare poco allegri.