ADERISCI AI GIOVANI PADANI




Insegnare l’italiano a scuola? Razzismo! Meglio l’ora di Islam

1 novembre, 2009

di Matteo Lazzaro


Con oggi, comincia la collaborazione fra Matteo Lazzaro e l’MSP per la rubrica settimanale che curerà lui stesso. La prima di alcune rubriche curate dal sito MSP, stay tuned!
Insieme per la Libertà!


E’ da qualche giorno che mi capita di pensare assiduamente alla proposta di qualche soggetto politico, di minoranza e non, di implementare nelle scuole la cosiddetta “ora di religione islamica “ in alternativa alla classica ora di religione cattolica. Continuo a pensarci perché trovo le reazioni suscitate molto più interessanti della proposta in se stessa. Nessuno scandalo e qualche ammiccamento da certi ambienti, in particolare da quelli vicini alla sinistra dove qualcuno riesce persino, forte di una retorica sfacciata, a far passare la suddetta come una specie di diritto inviolabile, addirittura costruttivo ed essenziale per creare una scuola adatta a tutti. Mi soffermo sulle reazioni per un motivo ben preciso: trovo la situazione che si è venuta a creare ironica e drammatica allo stesso tempo. La cosa che trovo (non poco) ironica è che separare una classe con insegnamenti diversificati mi riporta alla mente quelle vesti stracciate e quell’ondata di indignazione alla proposta della Lega Nord di creare delle classi d’inserimento dove bambini e ragazzi stranieri sarebbero stati sottoposti a corsi di lingua italiana intensiva con il solo fine di poterli poi inserire in una classe normale muniti delle conoscenze minime per capire l’argomento delle lezioni ma soprattutto con il risultato di impedire che a causa di alcune persone un’intera classe dovesse rallentare il programma a scapito di chi la lingua italiana già la conosce. Si urlò allo scandalo, si evocarono le “classi ghetto”, fiumi e fiumi di inchiostro esondavano dai giornali in una specie di guerra santa contro i barbari del nord che avevano osato proporre le classi di inserimento, cosa che per altro avviene in diverse parti dell’Occidente. Il risultato? il solito teatrino mediatico trasformò una proposta di assoluto buon senso in una famigerata “legge razziale”, slogan buono per qualche centro sociale interessato solo a coltivare il suo orticello di futuri elettori nella speranza di uscire dal limbo elettorale dove sono stati cacciati. Ciò che mi pare drammatico invece è che una reazione di questo tipo non la si ha avuta nel sentire che qualcuno pensa di istituzionalizzare la religione islamica nelle scuole al pari di quella cattolica. E’ drammatico perché in tutta questa storia manca decisamente il senso della misura e della memoria. La religione cattolica, piaccia o meno, è parte integrante del nostro sentire collettivo, anche di coloro che si dicono atei o agnostici. Basta infatti pensare ai concetti di pietà o di coscienza per capire come elementi assolutamente cristiani siano parte del vissuto di ognuno, credente o meno; non è necessario però addentrarsi in discorsi filosofici per capire quanto il cristianesimo sia radicato nell’Occidente e in Padania, basta lasciarsi trasportare dagli occhi e affacciarsi ad una finestra per notare, senza grande sforzo, come all’orizzonte appaiano almeno un paio di campanili in qualunque direzione si decida di guardare. La religione islamica invece cosa ci ha lasciato, qual’è il debito che abbiamo nei suoi confronti per giustificare una parificazione con il cristianesimo? Il numero zero e una serie incalcolabile di tentativi di conquistare l’Europa per convertirla al Corano; un opera di conversione che passava sul filo di lama delle scimitarre, non certamente dalla bocca di qualche missionario o predicatore. Tralasciando poi il discorso religioso è il caso di prestare attenzione alle motivazioni che qualcuno solleva a giustificazione della proposta: “con la religione islamica nelle scuole si impedirà che i ragazzini finiscano in balia di qualche imam esaltato”. Chi propone spiegazioni di questo tipo, oltre a saperne poco di come gira il mondo, non sa neppure come funziona l’Islam. Nella tradizione islamica l’insegnamento dei precetti religiosi ha un solo vero canale primario: la famiglia. Le scuole islamiche vengono in una fase successiva e posteriore: chi ha il compito di educare alla religione sono i genitori, e la decisione nel merito o meno della frequentazione di una scuola islamica, magari in qualche moschea abusiva dove si fa molto altro rispetto al semplice pregare, resta comunque a discrezione loro e non c’è ora di religione islamica nella scuola pubblica che tenga. Niente di cui stupirsi del resto: pressapochismo e superficialità sono sport nazionali. Tralasciando le improbabili giustificazioni dei nuovi crociati della causa islamica la verità purtroppo è un’altra: qualsiasi cosa possa in qualche maniera diluire l’identità occidentale e minare le identità regionali e locali è bene accetta. Quello che li infastidisce è che qualcuno possa andare fiero delle proprie origini in casa propria e questo è giudicato inaccettabile dai profeti del multiculturalismo che presi dalla smania di tutelare tutto e tutti alla fine ottengono il solo risultato di non tutelare nessuno. L’ora di religione islamica è il primo tassello necessario per trasformare la nostra scadente scuola pubblica in un ben peggiore minestrone didattico insipido e dagli ingredienti improbabili: una pietanza di pessimo gusto che qualcuno vorrebbe farci ingoiare con la forza nel tentativo prepotente e impietoso di cancellare quel poco pensiero critico che ci è rimasto. Il messaggio che ne emerge chiaro e senza fraintendimenti è il seguente: chi si deve integrare siamo noi padani. Dall’altro lato non è richiesto alcuno sforzo, con il mondo che gira all’incontrario è fatale che fra il padrone di casa e l’ospite chi deve adattarsi è naturalmente il primo, anche quando l’ospite diventa arrogante e pretenzioso. Non è importante se noi siamo a casa nostra, se non abbiamo richiesto nuovi arrivi in un Paese dove la densità di popolazione è già molto alta e dove la disoccupazione è incalzante, non contano i costi economici e sociali che tutto ciò comporta e soprattutto non è rilevante il nostro parere. Noi dobbiamo solo integrarci, preferibilmente in silenzio (dato che se osiamo proporre corsi di italiano ci danno dei razzisti) perché non si sa mai che qualcuno possa sentirsi offeso dalla nostra opinione. Con premesse del genere, se non sapessimo con matematica certezza che stragrande maggioranza degli italiani, padani e non, la pensa come noi, ci sarebbe da stare poco allegri.





Video-riassunto Chignolo Po

18 ottobre, 2009

Lo potrete trovare direttamente nella sezione “Zaino Federale”

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Nuovo Coordinatore Naz. MSP Piemonte

17 ottobre, 2009

Quest’oggi il coordinamento Nazionale Piemontese riunito a Torino, presso la sede nazionale della Lega Nord Piemonte, ha nominato Alessandro Sciretti nuovo coordinatore MSP Piemonte. 
Il coordinamento Federale nell’augurare al neocoordinatore un buon lavoro, vuole ringraziare l’ex coordinatore, Alberto Brignone, per l’eccellente lavoro svolto negli ultimi 3 anni.

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Graduatorie scuola: bloccato l’assalto alle cattedre del Nord

15 ottobre, 2009

La recente sentenza, del TAR prima e del Consiglio di Stato poi, ha seminato il panico tra gli insegnanti che cercano di scalare le graduatorie in attesa di una cattedra di ruolo. Il rischio concreto, senza alcun intervento del Governo, sarebbe stata l’invasione delle graduatorie provinciali del Nord da parte di un esercito di precari proveniente dalle Regioni meridionali, rigettando inevitabilmente indietro coloro che nella propria provincia attendono un insegnamento stabile da anni. Il sindacato ancora una volta ha deciso di difendere i furbi…


Questo il testo del decreto salva-precari previsto prima della sentenza:
Il nodo delle supplenze brevi blocca il decreto precari (Il Sole 24 Ore del 29 settembre 2009)


Questo il contenuto delle sentenze:
Docenti in graduatoria, è il caos (Italia Oggi del 6 ottobre 2009)
Una legge per le graduatorie (Il Sole 24 Ore dell’8 ottobre 2009)

Rischio commissariamento per il ministro Mariastella Gelmini

Rischio commissariamento per il ministro Mariastella Gelmini se entro un mese non inserirà nelle graduatorie dei precari i punteggi «a pettine» (rispettando cioè il singolo punteggio) invece che «a coda». Lo ha deciso il Tar del Lazio, accogliendo un ricorso dell’Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione (Anief) di un centinaio di insegnanti precari. Una decisione che secondo le stime della Uil scuola potrebbe interessare fino a 150 mila precari. Trenta giorni di tempo quindi al ministero di viale Trastevere per rivedere le graduatorie; dopo di che diventerà operativo un commissario, già individuato – il dirigente generale della Funzione pubblica Luciano Cannerozzi – che dovrà realizzare quanto deciso dall’ordinanza del Tar. L’Anief, sottolineando che altre udienze dovranno essere calendarizzate per pronunciarsi su altri ricorsi, segnala che il Miur è stato anche condannato alle spese per elusione dell’ordinanza cautelare e violazione della Costituzione. Ma il ministero ribadisce che nulla cambierà: «La sentenza del Tar sarà superata da un emendamento che sarà proposto in sede di conversione del decreto ministeriale salva-precari». Questo emendamento, spiega il ministero «non consentirà il trasferimento da una graduatoria all’altra, garantendo (e limitando) però la possibilità di inserimento in coda in altre 3 province (in posizione subordinata rispetto a coloro che sono già inseriti in queste ultime)». In questo modo verrebbero garantite «le legittime aspettative di coloro che hanno da tempo scelto una provincia e non devono essere scavalcati dai nuovi inseriti o dai trasferiti dell’ultima ora». Nello stesso tempo, «con l’inserimento in coda in altre 3 province, vengono ampliate le possibilità di ottenere assunzioni a tempo indeterminato o determinato, soprattutto in quelle province in cui le graduatorie risultano meno affollate. Non è giusto – conclude la nota – deludere l’aspettativa legittima di chi ha scelto una graduatoria provinciale per la sua iscrizione e si vede scavalcato da un trasferimento dell’ultimo momento di un candidato di un’altra provincia». Reazioni diverse alla sentenza da parte delle organizzazioni sindacali. Il Comitato insegnanti precari ipotizza un nuovo caos. Si associa al giudizio il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo: «Il ministero deve mettere un po’ d’ordine. La platea interessata al provvedimento è immensa». Secondo il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna, tanta confusione potrebbe essere ovviata prevedendo incarichi pluriennali.


da l’Eco di Bergamo di domenica 11 Ottobre 2009


Questa la risposta del Governo:
Stop ai furbi, docenti del Nord tutelati (La Padania del 13 ottobre 2009)
Per i supplenti si blindano le graduatorie in coda (Il Sole 24 Ore del 13 ottobre 2009)
La salva-precari verso l’estensione anche ai semestrali (Il Sole 24 Ore del 14 ottobre 2009)
Salvi gli elenchi dei supplenti (Il Sole 24 Ore del 15 ottobre 2009)


A discapito del messaggio che da sinistra si cerca di veicolare nei media, ecco due faccie della stessa medaglia. Da una parte l’impegno pragmatico, anche della Regione Lombardia, per ridurre l’impatto della necessaria riforma della scuola e dall’altra, a fronte della sbandierata drammaticità della condizione degli insegnanti precari del Sud, il risultato sulla pelle degli studenti del sistema basato su concorsi nazionali:
Scuola, accordo in Regione: lavoro ad altri 1200 precari (Il Giornale ed. Mlano del 14 ottobre 2009)
I supplenti disertano il Nord (Il Sole 24 Ore del 23 settembre 2009)


Di seguito riportiamo un interessante intervento su un tema centrale per la riforma della scuola ma trascurato da chi “fa opinione”:
Troppo tempo in classe per i nostri studenti (La Padania del 7 ottobre 2009)


Per ridere un pò: sentenza o emendamento, in ogni caso grazie alla partenopea arte di arrangiarsi a Napoli non ci saranno problemi! Leggere per credere:
Graduatorie truccate dai prof (Il Mattino del 1 ottobre 2009)

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Lucio Brignoli – http://luciobrignoli.wordpress.com





MSP Liguria, nuova nomina

11 ottobre, 2009

Il coordinamento Federale MSP, riunito a Milano l’11 Ottobre ha nominato Frank Oltolini nuovo Coordinatore Nazionale MSP Liguria. Nel porgere i migliori ringraziamenti verso l’ex coordinatore Tommaso Delucchi, che per motivi lavorativi ha dovuto abbandonare il vertice della guida MSP, auguriamo al giovane ligure una buona fortuna.

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Coordinamento Federale

11 ottobre, 2009

Si è riunito alle ore 14:00 presso la sede federale della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, in Via Bellerio a Milano, il Coordinamento Federale del Movimento Studentesco Padano, che ha annoverato anche i coordinatori delle nazioni Padane. La riunione ha messo in luce la grandissima forza che il MSP possiede nelle scuole, e la grande onda d’urto che sta creando con le elezioni studentesche di quest’anno.

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Nuovo manifesto federale

10 ottobre, 2009

manifesto2





Dialetto, partono i corsi in 100 scuole della città di Milano

25 settembre, 2009

Un tempo c’erano i nonni: a loro era delegata la cura del nipotino e le prime parole il pupo le pronunziava anche grazie a loro. E se poi erano in dialetto, tanto meglio. Ora invece penserà la scuola a formare i piccoli lumbard di domani: torna per il terzo anno consecutivo il progetto voluto da Palazzo Marino, per sostenere e diffondere lo studio del dialetto nelle scuole elementari e medie della città. Lanciato per la prima volta nel 2007, all’epoca solo 36 istituti risposero all’iniziativa. Già nel 2008, però le classi che studiavano anche il dialetto erano salite a 86, mentre per quest’anno, alla vigilia della partenza dei corsi che prendono il via ad ottobre, sono un centinaio gli istituti che si sono già prenotati per le «Lezion sui stòri de Milan, sui nòster tradizion e anca tanto de pù». Così si chiama il ciclo di «cultura lombarda» che infatti sarà multidisciplinare, abbracciando non solo la lingua del dialetto ma anche usi costumi, fiabe, leggende e tradizioni meneghine. «Per le scuole che ne faranno richiesta il corso prevede oltre al materiale didattico, anche la presenza di un paio di relatori che, per una o due ore, intratterranno i ragazzi sulla storia della città, rigorosamente parlando il vernacolo locale.

«I corsi sono completamente gratuiti per gli istituti che ne faranno richiesta – spiega Massimiliano Orsatti, assessore a Turismo, Marketing territoriale e Identità – : si tratta di un’occasione per conoscere in maniera divertente ed approfondita tanti aspetti della nostra cultura passando dalla storia alla musica, dalle fiabe alla gastronomia». Secondo Orsatti iniziative come questa sono necessarie «per tramandare la conoscenza e la cultura del nostro territorio, soprattutto per chi in famiglia non ha la fortuna di avere nonni o parenti in grado di trasmettere alle giovani generazioni l’amore e la passione per la nostra città e le sue tradizioni più autentiche». Niente paura nemmeno per chi avesse però superato l’età scolare: per gli adulti, infatti, l’Antica Credenza di Sant’Ambrogio, che cura i corsi nella scuole, organizza anche approfondimenti per adulti, al costo di 100 euro, all inclusive, pardon «Tutc pagàa». Per loro l’approccio sarà più ampio ed esaustivo: nelle 36 lezioni, di 2 ore ciascuna, ogni giovedì verranno affrontate le diverse espressioni della cultura milanese e lombarda, come storia, arte, architettura, territorio e idrografia, urbanistica, tradizioni locali, logistica alimentare, musica e canzoni della tradizione. Alle lezioni si affiancheranno 15 visite guidate in città oltre a un ciclo di conferenze di approfondimento.

di Lucia Galli da Il Giornale del 24 settembre 2009





Io, studente leghista: perché mi vergogno dell’Unità d’italia

21 agosto, 2009

Scambio di lettere sul Paese tra passato e presente


Caro professor Galli della Loggia,
sono uno studente universita rio di 24 anni con una certa pas sione per la storia. Sono un leghista, ab bastanza convinto. E lo confesso: se fac cio un bilancio, certamente sommario, dall’Unità nazionale ad oggi, le cose per cui vergognarmi mi sembrano maggiori rispetto a quelle di cui essere fiero.

Penso al Risorgimento, alla massone ria e al disegno di conquista dei Savoia, rifletto sul fatto che nel Mezzogiorno fu rono inviate truppe per decenni per seda re le rivolte e credo che queste cose abbia no più il sapore della conquista che della liberazione. E penso, ancora, al referen dum falsato per l’annessione del Veneto e al trasformismo delle elite politiche post-risorgimentali. E poi il fascismo, con la sua artificiosa ricostruzione di una romanità perduta e imposta a un popolo eterogeneo e diviso per 1500 anni che della «romanità classi ca » conservava ben poco: la costruzione di una «religione politica» forzata al po sto di una «religione civile» come invece avvenne in Francia con la Rivoluzione, che fu davvero l’evento fondante di un popolo. In Italia l’unica cosa «fondante» potrebbe essere stata la Resistenza: ma anche lì, a guardare bene, c’era una Linea gotica a dividere chi la guerra civile l’ave va in casa da chi era già in qualche manie ra libero.

E poi la Prima Repubblica, che si salva in dignità solo per pochi decenni, i pri mi, e poi sprofonda nei buio degli anni di piombo con terrorismo di sinistra e stra gi di destra (o di Stato?), nel clientelismo politico più sfrenato, nelle ruberie, nelle grandi abbuffate che ci hanno regalato uno dei debiti pubblici più grandi del mondo.

Quanto alla Seconda Repubblica, l’ab biamo sotto agli occhi: la tendenza dei partiti a trasformarsi in «pigliatutto» multiformi e dai programmi elettorali quasi identici, con le uniche eccezioni di Di Pietro e della Lega. Il primo però è de stinato a sparire con Berlusconi, che è la ragione del suo successo: quando svani rà la causa, svanirà anche l’effetto. Anche la Lega dopo Bossi potrebbe sparire, ma almeno a sorreggerla ci sono un disegno, un’idea, per quanto contestabili.

Guardo allo Stato poi e alla mia vita di tutti i giorni e mi viene la depressione. Penso a mia mamma che lavora da quan do aveva 14 anni ed è riuscita da sola a crearsi un’attività commerciale rispettabi le e la vedo impazzire per arrivare a fine mese perché i governi se ne fregano della piccola-media impresa e preferiscono continuare a buttar via soldi nella grande industria. E poi magari arriva anche qual che genio dell’ultima ora a dire che i com­mercianti son tutti evasori. Vedo i miei dissanguarsi per pagare tutto corretta mente e poi mi ritrovo infrastrutture e servizi pubblici pietosi. Vedo che viene negata la pensione di invalidità a mia zia di 70 anni che ha avuto 25 operazioni e non cammina quasi più solo perché ha una casetta intestata. E poi leggo che nel Mezzogiorno le pensioni di invalidità so no il 50% in più che al Nord. Come faccio a sentire vicino, ad amare, a far mio uno Stato che mi tratta come una mucca da mungere e in cambio mi dice di tacere?

Non ho paura degli immigrati, né so no ostile a chi ha la pelle differente dalla mia. Mi preoccupo però di certe culture. Per esempio mi spaventano i disegni di organizzazioni come i Fratelli musulma ni, ostili verso l’Occidente, e mi fan pau ra le loro emanazioni europee. Non vo­glio barricarmi nel mio «piccolo mondo antico», ma ho realismo a sufficienza per pensare di non poter accogliere il mondo intero in Europa. La gente che entra va integrata, ma io credo che la possibilità di integrazione sia inversamente propor zionale al numero delle persone che en trano. Eppure, se dico queste cose, mi danno del «razzista». Non mi creano pro blemi le altre etnie, mi crea problemi e fastidio invece chi le deve a tutti i costi mitizzare, mi irrita oltremodo un multi­culturalismo forzato e falsato. Mi spaven tano l’esterofilia e la xenomania, secondo le quali tutto ciò che viene da fuori deve essere considerato acriticamente come positivo, «senza se e senza ma». In prati ca ho paura che l’Italia di domani di italia no non avrà più nulla e che il timore qua si ossessivo di non offendere nessuno e di considerare ogni cultura sullo stesso piano, cancelli quel poco di memoria sto rica che ancora abbiamo. Mi crea profon do terrore la prospettiva che la nostra ci viltà possa essere spazzata via come ac cadde ai Romani: mi sembra quasi di es sere alle porte di un nuovo Medioevo con tutte le incognite che questo può ce lare. E ho paura, paura vera. Sono razzi sta davvero oppure ho qualche ragione?

Matteo Lazzaro


La storia è positiva
Ma protesta e paura oggi sono fondate

No, non è la lettera di un razzista la lettera di questo studente — un bravo studente, si può immagina re — che il Corriere ha deciso di pubblica re per contribuire a far conoscere al Paese da quali sentimenti e di quali ragioni si fa forte l’opinione pubblica leghista così dif fusa al Nord. Ha quasi sempre delle ragio ni, infatti, anche chi non ha ragione: pure quando tali ragioni, com’è questo il caso, sono costruite su un ordito di vere e pro prie manipolazioni storiche.

Quanto scrive Matteo Lazzaro dimo stra innanzi tutto, infatti, il rapporto stret tissimo che inevitabilmente esiste tra sto ria e politica; e di conseguenza, ahimè, il disastro educativo prodotto negli ultimi decenni nelle nostre scuole da un lato da una sfilza di manuali di storia redatti al l’insegna della più superficiale volontà di demistificazione, e dall’altro da una mas sa d’insegnanti troppo pronti a sintoniz zarsi sulla stessa lunghezza d’onda. Gli uni e gli altri presumibilmente convinti di contribuire in questo modo alle fortu ne del progressismo «democratico» anzi ché, come invece è accaduto, a quelle di un autentico nichilismo storiografico di tutt’altro segno. Ecco infatti il risultato che si è fissato nella mente di molti italia ni: una storia del nostro Paese inverosimi le e grottesca, impregnata di negatività, violenza, imbrogli e sopraffazione. Una storia di cui «vergognarsi», come pensa e scrive per l’appunto Lazzaro, e che quindi può solo essere rifiutata in blocco: domi nata dall’orco massone e da quello sabau do, dalla strega della partitocrazia, dal bel zebù del «clientelismo», sfociata in «uno dei debiti pubblici più alti del mondo». Nessuno sembra aver mai spiegato a que sti nostri più o meno giovani concittadini che il Risorgimento volle anche dire la possibilità di parlare e di scrivere libera mente, di fare un partito, un comizio e al tre cosucce simili; o che ad esempio, nel tanto rimpianto Lombardo-Veneto di au striaca felice memoria, esisteva una cosa come il processo «statario», in base al quale si era mandati a morte nel giro di 48 ore da una corte marziale senza neppu re uno straccio di avvocato. Nessuno sem bra avergli mai raccontato come 150 anni di storia italiana abbiano anche visto, ol tre alle ben note turpitudini, un intero po polo smettere di morire di fame, non abi tare più in tuguri, non morire più come mosche e da miserabile che era comincia re a godere di uno dei più alti redditi del pianeta. Così come nessuna scuola sem bra aver mai illustrato ai tanti Matteo Laz zaro quello che in 150 anni gli italiani han no fatto dipingendo, progettando edifici e città, girando film, scrivendo libri: non conta nulla tutto ciò? E si troverà mai qualcuno infine, mi domando, capace di suggerirgli che la democrazia non piove dal cielo, che tra «uno dei debiti pubblici più alti del mondo» e l’ospedale gratuito sotto casa o l’Università dalle tasse presso ché inesistenti qualche rapporto forse esi ste? E che la storia, il potere, la società, sono faccende maledettamente complica te che non sopportano il moralismo del tutto bianco e tutto nero, del mondo divi so in buoni e cattivi?

È quando viene all’oggi, invece, che il nostro lettore ha ragione da vendere, e al le sue ragioni non c’è proprio nulla da ag giungere. C’è semmai da capirle e inter pretarle. Il che tira in ballo la responsabili tà per un verso della classe politico-intel lettuale di questo Paese, per l’altro quella dei nostri concittadini del Mezzogiorno. Per ciò che riguarda la prima è necessario e urgente che quello strato di colti, di gior nalisti di rango, di scrittori, di attori della scena pubblica, i quali tutti insieme con tribuiscono alla costruzione del «discor so » ufficiale del Paese, la smettano di as sumere un costante atteggiamento di suf ficienza, se non di disprezzo, verso ogni pulsione, paura o protesta che attraversa le viscere della società settentrionale (ma non solo! sempre più non solo!) taccian dola subito come «razzista», «securita ria », «egoista», «eversiva» o che altro. Pe ricoli di questo tipo ci saranno pure, ma come questa lettera spiega benissimo si tratta di pulsioni e paure niente affatto pretestuose ma che hanno un senso vero, spesso un profondo buon senso, e dun que chiedono risposte altrettanto vere, sia culturali che politiche: non anatemi che lasciano il tempo che trovano.

E infine i nostri concittadini del Mezzo giorno: questi sbaglierebbero davvero se non avvertissero nelle parole del lettore leghista l’eco neppure troppo nascosta di una richiesta ultimativa che in realtà or mai parte non solo da tutto il Nord ma an che da tante altre parti del Paese. È la ri chiesta che la società meridionale la smet ta di prendere a pretesto il proprio disa gio economico per scostarsi in ogni ambi to — dalla legalità, alle prestazioni scola stiche, a quelle sanitarie, all’urbanistica, alle pensioni — dagli standard di un pae se civile, tra l’altro con costi sempre cre scenti che vengono pagati dal resto della nazione. Il resto dell’Italia non è più dispo­sta a tollerarlo, e si aspetta che alla buo n’ora anche i meridionali facciano lo stes so

Ernesto Galli della Loggia





I nuovi presidi? Tutti meridionali!

20 agosto, 2009

Napoli, Palermo, Foggia, Roma. Sono le città da cui arriveranno i nuovi presidi “lombardi”. Dei 105 posti disponibili in Lombardia infatti solo uno è stato assegnato a un candidato che ha vinto il concorso sopra il Po.

Lombardia, i nuovi presidi arriveranno dal Sud

Napoli, Palermo, Foggia, Roma. Sono le città da cui arriveranno i nuovi presidi ”lombardi”. Dei 105 posti disponibili in Lombardia infatti solo uno è stato assegnato a un candidato che ha vinto il concorso sopra il Po. I restanti 104 arriveranno da altre parti d’Italia, quasi tutti dal Sud.  L’emigrazione degli aspiranti presidi è presto spiegata: basta guardare i risultati dell’ultimo concorso, fatto nel 2006. In Piemonte, come in Toscana, non ci sono candidati in esubero, in Lombardia uno solo, in Sardegna 16. In Puglia hanno invece vinto posti che non esistono in 109, in Sicilia 107, in Campania addirittura 279. Dal momento che in quelle regioni i posti disponibili sono molti meno dei vincitori del concorso, i candidati puntano dritti verso le scuole del Nord. Con il rischio, già denunciato dalla direzione scolastica lombarda, che una volta ottenuto il posto i presidi del Sud chiedano l’assegnazione “provvisoria” nella provincia di provenienza, lasciando in Lombardia cattedre scoperte. Una situazione che Giuseppe Colosio, direttore scolastico lombardo, definisce “anomala e preoccupante. La disparità di giudizio e severità fra le commissioni dei concorsi delle diverse regioni non fornisce garanzie sulle capacità professionali di chi si appresta a guidare le scuole lombarde”. Traducendo in modo meno zuccheroso: i presidi del Sud sono meno preparati di quelli del Nord.
Sulle necessità di correggere le differenze nel reclutamento di personale fra tra regione e l’altra sono d’accordo anche i sindacati. “Per i nuovi concorsi – spiega Renato Capelli, segretario regionale di Cisl scuola – il governo deve prevedere regole certe, che siano uguali in tutta Italia”.

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da BergamoNews del10 agosto 2009