ADERISCI AI GIOVANI PADANI




1° Assemblea Federale degli Studenti Padani

18 febbraio, 2009

Sono disponibili in .pdf  PROGRAMMA  e  CONVOCAZIONE

Vista l’importanza dell’evento è superfluo ricordarvi di confermare ai vostri coordinatori la partecipazione all’evento quanto prima e diffondere nel migliore dei modi la presente comunicazione. 

A presto,
 
Per conto del Coordinamento Federale MSP
Emanuele Monti





L’Università italiana e la Riforma Gelmini

18 febbraio, 2009





Convocazione 1° Parlamento degli Studenti della Padania

10 febbraio, 2009

E’ convocata la prima seduta del Parlamento del Nord degli Studenti. 
In allegato .pdf le informazioni.

 





Audizione DDL Aprea

10 febbraio, 2009

Il Movimento Studentesco Padano (MSP), sentiti i suoi rappresentanti nelle istituzioni scolastiche, relativamente al DDL Aprea esprime, seguendo la griglia suggerita dalla VII Commissione della Camera dei Deputati, il seguente parere:

 

A) autogoverno delle istituzioni scolastiche

Premessa, come già espresso in occasione di precedenti audizioni, l’improrogabile necessità di modificare l’impianto organizzativo generale della scuola – pubblica e privata – in questo paese, i rappresentanti del MSP ritengono condivisibile l’impianto generale del DDL, soprattutto nei passaggi relativi al principio di sussidiarietà, al ricoscimento della Scuola come comunità formata dagli operatori, dagli studenti e dai genitori e alla finalizzazione formale della scuola alla qualità e non alla quantità. Non ritengono invece pienamente condivisibile la possibilità per le istituzioni scolastiche di trasformarsi in fondazioni. A differenza del contesto universitario, che è composto da entità territorialmente rappresentative, il sistema scolastico è caratterizzato da un’eccessiva ma necessaria frammentazione che finisce inevitabilmente per generare, soprattuto in aree più disagiate o montane, l’esclusione di moltissimi istituti scolastici da questa possibilità. La logica della partnership privata deve, se necessaria, trovare altre forme che permettano alle istituzioni scolastiche di operare in rete o per territori, garantendo così il bacino sociale ed economico utile affinché il sistema alla base delle fondazioni possa operare.

 

B) Stato giuridico dei docenti.

 

Anche a giudizio dei rappresentanti d’istituto e delle consulte provinciali del MSP risulta evidente la necessità di un cambiamento dell’inquadramento giuridico della professione di insegnante. Questa dovrebbe essere indirizzata a una maggiore qualità dell’insegnamento che dovrebbe risultare essere non più un posto ma maggiormente una funzione al servizio dello studente e della comunità scolastica. Per il raggiungimento di questo alto obiettivo però è necessario cambi il meccanismo di valutazione all’ingresso e s’introduca un sistema incentivante di carriera che sia basato sul merito e non sull’anzianità. Conosciamo tutti troppo bene le pratiche consociative e clientelari in atto in tutta la Pubblica Amministrazione – e non solo – per non diffidare da organismi di autovalutazione soprattutto quando troppo parcellizzati. Riteniamo pertanto che criteri di serietà e merito possano essere garantiti solo da commissioni presiedute da soggetti terzi all’istituzione scolastica, riconosciute per competenza e autorevolezza quali possono essere figure proveniente dall’ambiente accademico.

 

 

C) percorsi di formazione iniziale, abilitazione all’insegnamento e modalità di reclutamento.

 

Il Movimento Studentesco Padano ritiene questo il passaggio fondamentale per la selezione del personale docente soprattutto nell’ottica di stabilizzare finalmente l’insegnamento legando professionalità e territorio, garantendo continuità nel percorso formativo e riequilibrando il rapporto tra studenti e docenti così diverso a seconda della latitudine dell’istituto scolastico cui ci si riferisce. La scelta che si presenta è se confermare ancora una volta il valore legale dei titoli di studio o finalmente sbloccare il sistema perverso che finisce per premiare la furbizia diffusa e organizzata come dimostrano i risultati dei test INVALSI di quest’anno paragonati ai risultati di simili test da parte dell’OCSE o come pure dimostrano le percentuali di diplomati e laureati a pieni voti non uniformemente distribuiti sul territorio nazionale. Gli Studenti Padani sono favorevoli all’istituzione di albi regionali che comportino la possibilità di insegnare solo nella regione scelta, di albi regionali cui si può accedere soltanto avendo superato una prova preliminare di idoneità – perché appunto insegnare è una professione e non un salario –, di albi regionali che leghino l’insegnamento anche ai valori del territorio andando di pari passo quindi alla regionalizzazione di una quota del programma di studi e di albi regionali – infine – che garantiscano alle istituzioni scolastiche la permanenza dei docenti sul territorio per porre fine all’annoso e irrisolto problema delle cattedre scoperte.

 

Questa è in estrema sintesi l’analisi dei documenti sottoposti da parte dei rappresentanti del MSP. Vogliamo sperare che questi progetti di legge arrivino presto alla conclusione del proprio iter, non perché siano interamente condivisibili ma perché la nostra scuola, per poi essere ulteriormente migliorata, ha bisogno di cambiare. E’ necessario vincere l’inerzia iniziale, l’immobilismo degli ultimi decenni di cui le leggi restate praticamente lettera morta, come l’autonomia scolastica, sono la testimonianza.

 
Grazie per l’attenzione, cordiali saluti padani.





Documenti di sintesi novità Scuola/Università attuale governo

8 febbraio, 2009

Sono disponibili per il Download una serie di presentazioni e di slide che riassumono le novità Scuola/Università dell’attuale governo.

 

(Scarica l’archivio in formato .zip)





Scuola Quadri MGP

20 gennaio, 2009





Le bugie della sinistra su DL Gelmini e sulla Lega

6 gennaio, 2009

 

Porgendo i nostri più sentiti auguri per un sereno 2009, pubblichiamo la relazione dell’On. Elena Maccanti (Lega Nord), componente della VII Commissione della Camera dei Deputati…

 

 





L’Italia degli «atenei inutili», in 33 nemmeno una matricola

11 dicembre, 2008

Zero, zero, zero, zero, zero… È tutta lì, la fotografia della follia dell’Università italiana. Nella ripetizione per 33 volte, nella casella «immatricolati» di altrettanti «atenei» distaccati, del numero «0». Neppure un nuovo iscritto. Manco uno. Prova provata che la decisione megalomane e cocciuta di volere a tutti i costi almeno un corso di laurea sotto il campanile era totalmente sballata. Il dato, che conferma le denunce più allarmate, è contenuto nel Rapporto annuale 2008 sul nostro sistema universitario.
Il rapporto (i cui dati sono del 2007, qua e là aggiornati fino alla primavera scorsa) viene presentato oggi da Mariastella Gelmini. E possiamo scommettere che accenderà un dibattito infuocato. Perché delle due l’una: o queste cifre sono corrette (e se è così in molti casi serve un lanciafiamme) o lo sono solo in parte. E in questo caso il quadro sarebbe paradossalmente ancora più grave. Ogni numero del documento, infatti, risulta ufficialmente fornito alla banca dati del Miur dagli stessi atenei. Il rapporto, si capisce, offre una carrellata su un sacco di cose. Dice che gli studenti stranieri sono al massimo il 7,1% (a Trieste) e si inabissano allo 0,1 a Messina. Riconosce che la spesa media per ogni giovane iscritto negli atenei statali è di 8.032 euro contro i 15.028 che vengono spesi in Austria o i 23.137 in Svizzera. Spiega che siamo «al terzo posto al mondo, e addirittura al primo in Europa, per accessibilità, cioè per il numero di università (e relativi studenti) che si trovano tra le prime 500 università», ma che al contrario scivoliamo al 30˚ «per Flagship, ovvero per la qualità delle primissime università». Denuncia che le spese per il personale sono passate dal 2001 al 2006 da 5 miliardi e 764 milioni di euro a quasi 8 miliardi. Annota che l’età media dei docenti si è inesorabilmente alzata ancora. 

 

LE CLASSIFICHE Riporta le classifiche mondiali elaborate dalla Quacquarelli Symonds, secondo le quali abbiamo solamente 10 università nelle prime 200 d’Europa (contro 47 del Regno Unito, 37 della Germania, 19 della Francia o 12 dell’Olanda, che ha un quarto dei nostri abitanti) e per di più queste, ad eccezione del Politecnico di Milano, di Padova e della Federico II di Napoli, perdono nel 2008 nuove posizioni rispetto alla già scoraggiante hit-parade dell’anno precedente. I numeri più impressionanti, però, sono forse quelli che dimostrano l’assurdità della moltiplicazione di «città universitarie». Cioè di paesotti, borghi e contrade a volte microscopici che hanno fortissimamente voluto qualcosa che potesse definirsi «universitario» come simbolo di riscatto o di promozione sociale alla pari di uno svincolo autostradale o di una circonvallazione. Una mania ridicolizzata dal costituzionalista Augusto Barbera con una battuta irresistibile: «Sogno di trovare all’ingresso dei paesi il cartello “comune de-universitarizzato”». 
Un esempio per tutti? Poggiardo, seimila anime tra Maglie e Santa Cesarea Terme, in provincia di Lecce, dove il sindaco Silvio Astore non si è dato pace finché non ha avuto un distaccamento della Lum, Libera università mediterranea: «Il nostro paese è oramai una meravigliosa realtà accademica d’eccellenza e concorre a pieno titolo a un rilancio culturale del tessuto socioeconomico del territorio». Dice dunque il Rapporto annuale del ministero, liquidando questi «napoleonismi» campanilistici, che su 239 «città universitarie» inserite nel «catalogo» (anche se i conti non tornano con altri studi, come quello di Salvatore Casillo, Sabato Aliberti e Vincenzo Moretti, tre docenti salernitani autori mesi fa di un censimento che aveva contato 251 comuni che ospitavano almeno un corso di laurea) molte esistono ormai solo sulla carta. E dopo essere appassite in una manciata di anni, risultano somigliare a certi Enti Inutili che si trascinano dietro pendenze varie che ne ostacolano l’immediata soppressione.

 

SENZA STUDENTI Numeri ufficiali alla mano, 42 «atenei» hanno meno di cinquanta immatricolati, 20 ne hanno meno di venti (Moncrivello, Bisceglie e Pescopagano 12, Caltagirone e Andria 11, Figline Valdarno 5, Trani uno solo) e trentatré, come dicevamo all’inizio, non hanno più un solo studente che si sia aggiunto agli iscritti precedenti. Iscritti che in rari casi erano abbastanza numerosi (esempio: 480 ad Acireale), ma nella grande maggioranza dei casi erano già talmente pochi da fare impallidire chi si era incaponito sulla voglia di aprire una sede che potesse dirsi «universitaria». Venticinque studenti in totale al corso di «Tecniche erboristiche» a Bivona (dove non ci sono mense né pensionati né postazioni Internet né laboratori né biblioteche), 41 a Sanluri, che coi suoi 8.519 abitanti è il capoluogo della provincia sarda di Medio Campidano, 11 nell’emiliana Varzi, 4 a Corigliano Calabro e nella siciliana Vittoria. E poi un solo sopravvissuto a Spoleto, Città della Pieve, San Casciano in Val di Pesa… Al di là di questo e quel caso singolo, più o meno tragico o ridicolo, è un po’ tutto il sistema da riformare. Lo dice, ad esempio, il presidente della Provincia di Agrigento Eugenio D’Orsi. Il quale, in crisi coi conti, ha sparato a zero sul modo in cui è stato costruito il polo universitario agrigentino, legato a quello di Palermo, dicendo che è del tutto «superfluo avere ben 17 corsi di laurea uno dei quali addirittura con un solo studente». Tanto più che un docente portato a insegnare nella valle dei Templi costa quasi il triplo più che nella città di santa Rosalia. 

 

«MODELLO CELANO» - Al «modello Celano» è stata dedicata qualche settimana fa un’inchiesta del Messaggero. Che si è chiesto che senso avesse mettere su, in un «borgo montano sperduta nel nulla » con le aule affacciate sui monti della Marsica, un corso di laurea in Ingegneria Agro-Industriale. Corso partito quest’anno con 17 matricole e 7 professori. Uno ogni due studenti. Il tutto finanziato («Noi non ci rimettiamo un euro», ci tiene a spiegare il rettore dell’Università dell’Aquila Ferdinando di Orio) da un Consorzio voluto dal Comune, banche e alcune aziende locali. Il record però, probabilmente, è di Sorgono, un paese sardo che coi suoi 1.949 abitanti è meno popolato di certi palazzoni popolari nelle periferie delle metropoli. Senza una facoltà proprio non riusciva a stare. Adesso c’è un corso di laurea in Informatica. Se dovesse non essere sufficiente (nessun immatricolato nuovo, ma i vecchi iscritti sono 38: wow!), il panorama nazionale è in grado di suggerire un mucchio di corsi alternativi. Tra le migliaia e migliaia già offerti ai più fantasiosi studenti italiani, almeno alcuni meritano una segnalazione: «Scienze e Tecnologie del Fitness e dei Prodotti della Salute», «Scienze del Fiore e del Verde», «Etologia degli Animali d’Affezione»… 

 
di Gian Antonio Stella
Tratto da Il Corriere della Sera – 11 Dicembre 2008





Xmas Student Party

4 dicembre, 2008

Sabato 20 dicembre 2008 presso la discoteca CENERENTOLA di RUBIERA (RE) si terrà il Christmas Student Party del MSP dove verrà effettuata una sfilata delle bellissime ragazze di Miss Padania.

per qualsiasi info 
Matteo: 3473760309
Matteo.bulgarelli@fastwebnet.it   





Come cambia la scuola?

28 novembre, 2008

Il il paradosso, la vera e propria anomalia italiana nell’Unione Europea, è che da oltre quarant’anni, dall’introduzione della scuola media unica, approvata nel 1962, le contrapposizioni hanno impedito, con il meccanismo perverso dei veti incrociati, ogni vero riforma del sistema scolastico… (continua sul documento .pdf)